Berserk
Berserk, il capolavoro dell’autore giapponese Kentaro Mijura, scritto dall’autore di Hokuto No Ken, Bronson, è ormai un cult in Italia, tanto da essere stampato in due differenti edizioni, quella classica e la collection, entrambe edite da Panini Comics, tramite il brand Planet Manga.
Con una breve parentesi vi dico che ho dei gusti strani su cosa sia importante in un fumetto, dopo tanti albi letti ho messo definitivamente al primo posto la qualità delle storie. Pensateci un momento, un albo come Superman ha delle bellissime tavole, eppure la gente si è stufata di vedere qualcuno volare, essere indistruttibile alla lunga diventa monotono, tanto è vero che la DC per risvegliare l’interesse sul suo personaggio simbolo si è inventata l’idea di farlo morire per poi farlo risorgere; quella è stata veramente una bella storia, ma il resto è acqua sotto i ponti. Berserk è diverso, a mio avviso non è possibile definirlo, inserirlo in una categoria di fumetti nella massa, non gli si addice. Il maestro Kentaro Miura ci racconta la storia di un bambino di nome Gatsu, nato da una madre morta impiccata sotto un albero, raccolto e cresciuto da una banda di soldati mercenari, il tutto ambientato in un medioevo europeo che Miura ha ricreato leggendo testi di storia, quindi non vi state a domandare di quale nazione si parla né tantomeno di che periodo preciso, prendete come posto di riferimento l’impero delle Midlands. La prima cosa che Gatsu impara alla tenera età di 8 anni è l’arte della spada, un mercenario guadagna usando la spada ed è quello che il padre adottivo, nonché capitano della banda dei mercenari insegna a Gatsu. Niente rose e fiori nella vita del nostro personaggio quindi, ma solo violenza, le battaglie e il desiderio di rimanere in vita: basterebbe questo per attirare l’attenzione verso la lettura di qualche albo, ma cosa succede se il più forte guerriero umano si scontra contro demoni, o peggio, veri e propri Dei (maligni)? Gatsu perde un’ occhio ed un braccio, ma ciononostante la sua battaglia con la vita continua, con scene di amore e combattimenti. L’arte è nell’aver ideato una storia in cui noi osserviamo la vita di Gatsu, e come tale Miura ben si guarda dal rilevarci che esito, o che svolte avrà la vita del nostro protagonista, indiscutibilmente il percorso di Berserk è una strada incerta, Gatsu sarebbe dovuto morire durante l’eclisse ma con la sua volontà si è opposto, “il filo del Karma è stato spezzato”, da adesso Gatsu non ha più un destino scritto. Nelle bellissime scene dei combattimenti troviamo un guerriero che usa una spada gigantesca “Era un oggetto troppo grande per chiamarlo spada, troppo spesso, troppo pesante e troppo grezzo, Non era altro che un blocco di ferro”. Taglia a metà senza difficoltà con un unico colpo cinque uomini in armatura, viene ferito perde sangue, spesso rimane in bilico tra la vita e la morte, è costretto a prendere decisioni spesso immorali: bene, questo e molto, molto altro è Berserk. Lo si potrebbe descrivere come un uomo roso dal sentimento dell’odio, del terrore e della rabbia e dall’incertezza del domani.
Spero di avervi incuriosito abbastanza per farvi leggere almeno un numero di questo fumetto. Piccolo appunto, Berserk è attualmente un “fumetto per adulti” per le scene crude che offre. Se avete a disposizione una fumetteria potrete ancora trovare disponibili i primi numeri della seconda ristampa della Berserk Collection o in alternativa provate tramite il sito della Marvel Italia.
Italia 1 tempo fa trasmise l’anime di Berserk, tralasciamo un doppiaggio indecoroso e varie censure, la serie veniva trasmessa una volta in mezzo alla settimana dopo la mezzanotte e spesso veniva spostata per dedicare più spazio ai vari palinsesti, fortunato chi è riuscito a seguirla tutta. Per chi volesse ovviare sempre nei circuiti specializzati sono in vendita questi episodi in videocassette e DVD, che, tuttavia, non comprendono tutta la storia, ma si fermano, se non erro al numero 24 della serie regolare. Personalmente, preferisco il fumetto, ma la trasposizione dell’episodio della eclisse riesce a trasmettere un tono di vera disperazione.