L’ombra del bafometto
Ecco l’incipit del libro del quale mi trovo a parlarvi: A Parigi, un alto prelato muore per cause naturali. perché al suo dito, anziché il consueto pastorale, spicca un anello strano e diabolico con una testa umana e caprina iscritta in un pentalfa rovesciato? è il Bafometto, lo strano emblema dei Templari. A Praga, una coppia di turisti penetra per caso in un santuario dell’Ordine del Tempio. A Roma, un domenicano, responsabile dello speciale ufficio per i rapporti con le altre fedi, muore per cause naturali mentre fa jogging. Perché al dito anche lui ha l’anello col Bafometto? A Parigi un giornalista italiano e il suo amico commissario francese si trovano al centro di eventi e delitti misteriosi che li coinvolgono sempre più strettamente e su cui debbono indagare, per lo più in maniera assolutamente non ufficiale. Vi incuriosisce? Spero di si perchè L’ombra del bafometto, di Pietro Borromeo, merita tutta l’attenzione che gli state dando!
E’ passato circa un anno, da quando, tutto d’un fiato, mi sono soffermato a leggere l’ormai arcinoto “Il Codice Da Vinci” di Dan Brown e devo ammetterlo, mi ha coinvolto oltre ogni mia aspettativa della vigilia: sono stato trasportato dalle atmosfere veloci e dall’ambientazione che mentalmente ho potuto in gran parte riprodurre fedelmente, ed anche se il finale mi ha deluso, ho pensato di trovarmi di fronte ad un ottimo thriller, malgrado alcune imperfezioni storiche, tipiche degli autori americani. Dopo averlo letto sono passato ad altri libri, convinto di aver letto il “thriller definitivo”, e l’ho creduto fino a quando non mi sono imbattuto in Pietro Borromeo e nel suo “L’ombra del bafometto”.
Diciamolo subito, un autore italiano poco noto, seppur molto preparato, un editore minore e la difficoltà oggettiva di reperire questo libro, potrebbero essere dei deterrenti alla lettura di questo romanzo. Sarebbe un grosso errore! Specie per chi ha letto il libro sbancaincassi di Brown, e non sa che cercando con un minimo di cura, può trovare di meglio. Non tanto dal punto di vista della narrazione o del coinvolgimento, quanto da quello dell’attendibilità storica e “tecnica”. Bastano poche pagine de “L’ombra del bafometto” per capirlo. E ad ulteriore riprova c’è la biografia di Pietro Borromeo: Romano, del ‘37, ma di origini meneghine, autorevole personaggio della cultura italiana e membro della Lega italiana per i Diritti dell’Uomo. Il sito web del suo editore lo presenta così:
È nato a Roma il 25 settembre 1937 e della sua romanità scherzosamente dice: “È pur vero che sono di origine milanese, ma dopo due secoli mi sento romano”. Avvocato, ha esercitato la professione lavorando con successo in Italia e all’estero, finché non s’è ritirato per potersi dedicare al mondo interiore ed è stato un grosso sacrificio, però c’è riuscito. È membro della Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo. Appassionato di equitazione, ha spaziato dall’agonismo ai viaggi a cavallo di cui è stato un assoluto precursore. Spiega (a chi lo vuol sapere) che, quando si raggiunge un’unione perfetta con il cavallo, si comprende com’è nato il mito del centauro. Poi ti racconta (se gli dai spago) che in sella si arriva dove la natura e l’uomo si fondono insieme. Sposato con una donna stupenda, ha tre bellissimi figli ed è nonno di quattro nipotini uno meglio dell’altro. È dunque felice? Sì, nei limiti della condizione umana. D’altra parte, sostiene che il dottor Pangloss aveva perfettamente ragione insegnando a Candido che viviamo nel migliore dei modi possibili nel migliore dei mondi possibili. Poi aggiunge che questa vita, dove tutto è fatica, è l’inferno, in cui siamo stati sbattuti per poter riconquistare il paradiso perduto. Quest’inferno è ideato così bene che il solo pensiero di uscirne, con la morte, per lo più ci terrorizza e la sofferenza, unico mezzo che ha l’uomo per evolvere, ci fa orrore. Poi ti cita un mistico arabo del XIII secolo, Ibn-Ata Allah, che insegnò al proprio discepolo: “Dio ha posto il diavolo come tuo nemico affinché tu possa andare a Lui e quello muove il tuo cuore contro di te affinché tu continui ad andare a Lui”. Attento studioso di religioni (principalmente in chiave gnostica), di alchimia e di astrologia, ha scritto molti saggi diffusi fra gli amanti di queste discipline e ha tenuto conferenze sui rapporti fra la Gnosi e la Cavalleria, sull’influenza della Gnosi sul pensiero scientifico attuale, e sul rilievo che ancora oggi hanno i Cavalieri Templari. Ha condotto per un certo periodo anche un seminario di cristianesimo gnostico. Si è dedicato ad approfondire l’origine delle lingue indoeuropee per poter meglio conoscere il meccanismo del linguaggio corrente, soprattutto i significati che, fin dalla più remota antichità, questa cultura attribuiva a termini di cui oggi s’è persa la portata simbolica e religiosa. Crede in un Ente Supremo, ma non è un devozionale e cerca, semmai, di essere un mistico. Quasi sempre è allegro perché giura che tutto è un gioco in questa dimensione terrena: da giocare seriamente, ma pur sempre un gioco. Dell’uomo dice che è l’avventura spazio-temporale di Dio ed è convinto della sua capacità di evolvere e che, quindi, si debba lavorare al bene e al progresso dell’Umanità.
Ancora qualche accenno al libro, vero protagonista di questo articolo, ma passato in secondo piano dopo che mi sono fatto trasportare dalla biografia dell’autore. Cito qualche parola tratta anche stavolta da www.fermento.net, il sito ufficiale dell’editore:
Occulti registi tendono trame a prima vista incomprensibili. Messaggi che sembrano venire da un altro mondo, ma che riguardano l’uomo di oggi e di sempre. L’esoterismo come sapienza eterna.
Un thriller misterioso, intrigante, avvincente.
Che cos’è questo antico e misterioso simbolo? Quali verità racchiude? Perché può ancora agitare le coscienze? Dopo tante gratuite e infondate fantasie sfociate in best-sellers, finalmente un’indagine storica ineccepibile arricchita da una logica e conseguente immaginazione basata su conoscenze approfondite e incontrovertibili.